dove convergono i paralleli

concorso, 2010  – 3° classificato

con leonardo serafini – grafica e contabilità

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Viale Cavallotti si presenta oggi come la giustapposizione di tre lunghi tracciati rettilinei.

– una ampia striscia alberata lunga quasi tutto il viale, delimitata da un percorso pedonale adiacente alla ferrovia da una parte e da una siepe dall’ altra;
-la viabilità carrabile con annessa una esigua pista ciclabile;
– un marciapiede pedonale con annessi parcheggi sul “lato monte” del tracciato stradale.

Queste tre fasce si affiancano l’ un l’ altra per tutta la lunghezza del viale da Nord a Sud. Non “dialogano” tra loro: percorrendo viale Cavallotti la prima sensazione che si ha è di una forte incomunicabilità tra i tre tracciati, si creano tre grandi “cortine” separate. Tutto il viale invece di apparire un singolo sistema organico che unisce funzioni, attività, spazi di ritrovo e viabilità è fortemente connotato da funzioni slegate tra loro. Manca un sistema-parco, un progetto che renda pulsante, vitale e stimolante questa lunga area. Che invogli a raggiungerla, percorrerla, viverla.

Nella fascia verde adiacente alla ferrovia, il percorso pedonale a ridosso dei binari si limita ad essere un lungo lastricato rettilineo che non presenta scorci, soste, aree di relax o spazi di relazione. Viene quindi meno la funzione principale che un’ area come questa deve avere: essere luogo di ritrovo, svago, dove poter amabilmente passeggiare o semplicemente ritrovarsi. In mezzo agli alberi sono vagamente riconoscibili percorsi in terra battuta, ma senza alcuna organizzazione o sistemazione che permetta di identificarli come spazi accessibili, sfruttabili. A questa prima fascia ”lato mare” si affianca, separata da una siepe che ne aumenta l’ incomunicabilità, una esigua striscia di asfalto identificata come pista ciclabile con due enormi problemi: l’ essere praticamente a ridosso del traffico veicolare con tutti i problemi e rischi che ne intercorre, e la sua dimensione estremamente ridotta che rende impossibile utilizzarla anche solo in un senso di marcia. La sede stradale poi fa da “spartiacque” con il marciapiede lato monte, che crea un altro sistema a sé. Esso presenta tralaltro diversi tipi di pavimentazioni e sistemazioni sull’ asse Nord – Sud, amplificando il senso di discontinuità ed estraneità dall’ intero sistema.

La proposta progettuale ha come primo obiettivo riunire queste fasce rettilinee ed estranee l’ un l’altra in un unico sistema-viale, dal lato mare al lato monte come da Nord al Sud. Creare un unico spazio che abbia una forte identità ed omogeneità tale da far sentire agli abitanti di Porto San Giorgio o a chiunque passi per la prima volta in questo viale che questa area è un centro pulsante, sempre in movimento, mai scontato, in cui la passeggiata a piedi o in bicicletta non è una semplice linea retta ma un susseguirsi di slarghi, curve, cambi di visuali, spazi in cui fermarsi e incontrare persone. In cui le viabilità si compenetrano, si intrecciano, comunicano tra loro. I flussi pedonale e ciclabile nonché le soste vanno totalmente ripensati e potenziati, la strada deve fungere da “collante” con il marciapiede pedonale lato monte, e farlo diventare parte dello stesso organismo grazie a un unico linguaggio architettonico e funzionale condiviso, passando da mera successione di parcheggi a parte del nuovo sistema-viale.

– la rimozione della siepe che attualmente divide la sede stradale dalla fascia alberata, così da poter allargare la pista ciclabile verso gli alberi, permettere cambi di direzione e soprattutto riconquistare piena visuale ed unità dell’ intero sistema di viale Cavallotti; – la divisione della sede stradale dalla pista ciclabile (o dalle zone a prato a seconda del tipo di percorso) con un apposito cordolo; – lo studio di viali pedonali e ciclabili lungo la parte alberata “lato mare” che permetta curve, intersezioni, biforcazioni e slarghi così da spezzare la monotonia derivante dalla spiccata monodimensionalità che si percepisce percorrendo l’ area oggetto di intervento; – la creazione di aree di sosta e di incontro dei percorsi pedonale e ciclabile nonché di spazi attrezzati; – l’ armonizzazione delle parti lasciate a prato e quelle di sosta e passeggio con la imponente massa alberata che caratterizza buona parte del viale, e il completamento della parte a Nord, dove attualmente non vi sono alberi, con le stesse essenze arboree; – l’ inserimento di attività lungo il percorso, come aree per il fitness divise in fascie da Nord a Sud del viale: un programma di allenamento completo (dal riscaldamento, alla corsa agli esercizi ginnici tramite un percorso vita) completabile percorrendo tutte le tappe lungo il viale; – la realizzazione di aree attrezzate per i bambini, soprattutto nella parte più a Nord che necessita maggiormente di attrattive essendo più lontana dal centro della città; – la creazione di spazi attrezzati per accogliere concerti, manifestazioni, eventi; – il potenziamento e la razionalizzazione delle aree a parcheggio, ora confusa e mal definita.

La conformazione del progetto permette di poterne realizzare singoli stralci anche in diversi periodi temporali: le varie aree di sosta e relax, posizionate vicino alle interruzioni stradali in corrispondenza dei sottopassi ferroviari, permettono di poter realizzare anche tratti lunghi come un solo isolato, senza per questo rendere il sistema meno organico. Scongiurando l’ ipotesi che la realizzazione di una sola parte del viale appaia come una “opera incompiuta”, situazione molto comune e piaga di molte località limitrofe marchigiane.

Il sistema di illuminazione per la parte stradale riprende buona parte del materiale esistente e viene completato con il sistema iGuzzini Flaminia, che ben si armonizza con il contesto e le vie trasversali. Le aree verdi, la pista ciclabile, la passeggiata e il marciapiede “lato monte” saranno illuminati con luci ad altezza massima di un metro utilizzando i sistemi iGuzzini “path” così da valorizzare la stupenda coltre alberata che si snoda lungo il viale grazie a chiaroscuri e giochi di ombre. La nuova vegetazione che coprirà la staccionata ferroviaria sarà illuminata con fasci di luce, “lame” iGuzzini “flash” che smorzeranno l’effetto di monotona e lunga cortina verde rendendola un fondale vivo, luminoso, mai uguale a se stesso.

Nella parte a Nord non ancora alberata, si propone di proseguire con le stesse essenze arboree ad alto fusto, costituita prevalentemente di lecci in modo da rendere ancora più unitario l’ insieme e allo stesso tempo non snaturare l’ immagine che la città ha di questo viale alberato. L’ attuale siepe lungo la ferrovia viene sostituita da prunus laurocerasus: il suo colore verde acceso differenzia la fascia di fondo dalla coltre alberata e dà luminosità alle aree sotto tali alberi, che ora appaiono vagamente scure ed opprimenti.

Le nuove sedute sono realizzate con tavole di legno e una semplice struttura metallica ancorata al terreno, armonizzandosi quanto più possibile al contesto e dando una immagine meno intrusiva possibile. Le aree di sosta sono realizzate con lo stesso legno. Le normali panchine sopra descritte e disseminate lungo i percorsi sono affiancate in alcuni punti da pedane, da più ampie sedute, quasi “letti naturali all’ aperto”, dove è possibile stendersi, leggere, o semplicemente sedersi in più persone, creando dei “punti focali” e di interazione nelle aree di sosta in cui sono collocate. Al centro di esse sono ricavate vasche da sistemare ad orto botanico con essenze tipiche dell’ orto come rosmarino, origano, maggiorana caratteristiche per il loro gradevole aspetto nonché per il loro profumo.

La raccolta differenziata dei rifiuti è un punto importante del progetto: godere appieno di aree verdi come questo viale passa anche e soprattutto dalla coscienza dell’ ambiente e del suo valore. Obiettivo primario l’ integrazione dei raccoglitori con il contesto: l’ utilizzo di quattro contenitori affiancati in legno (carta, plastica, lattine/alluminio, non riciclabile) si integra con le passeggiate e le aree di sosta senza creare “oggetti estranei”.

In corrispondenza della chiusura del fosso di Santa Petronilla viene collocata un’ opera ornamentale come richiesto dal bando. Per evitare che tale intervento rimanga come un semplice oggetto autoreferenziale si prevede una doppia valenza, estetica ma soprattutto funzionale. L’ immagine evocata è una sorta di “vela” rivestita in cor-ten e struttura metallica interna. La sua forma richiama piccole strutture precarie, spesso estemporanee, dove i pescatori un tempo vendevano ciò che avevano pescato in mare, fornendo allo stesso tempo riparo: una sorta di tendone che incontriamo ancora oggi nei mercati rionali. Un frammento di memoria che si àncora ad una città in rinnovamento, che reinventa i suoi spazi da far fruire ai suoi abitanti e ai suoi turisti guardando al futuro, ridisegnando parti del suo territorio. Funzionalmente l’ oggetto è un fondale per viale Don G. Minzoni, al contempo è punto focale e “quinta” della piazzetta antistante l’ opera stessa. Infatti grazie alla seduta-palco attrezzato in legno sotto la “vela,” la piazza e le sue sedute disposte a platea possono essere utilizzate per spettacoli e manifestazioni. Un segno per la città, ma soprattutto una funzione che dà identità al luogo stesso relazionandosi con il contesto. La viabilità carrabile viene mantenuta così come nella conformazione attuale.

I materiali utilizzati sono legno ipè, pietrisco resinato per le parti pedonali, porfido per la piazza e pietra ricostruita per i viali pedonali “lato monte”. L’ impatto ambientale è ridotto al minimo, per creare un insieme che miri ad armonizzare vegetazione e tessuto urbano esistente. I colori tenui e quanto più “naturali” rendono tutto il viale una lunga passeggiata nella natura, in cui le infrastrutture e i percorsi carrabili sono dei collanti e non dei protagonisti.

La città guadagnerà dall’ intervento un nuovo asse trasversale che si aggiungerà all’ attuale centro cittadino, principale attrattiva insieme al litorale della vita cittadina di Porto San Giorgio. E’ un primo grande passo per ri-definire i confini e l’ idea di centro città, non più una singola via bensì una macro area che comprende diversi quartieri tutti da vivere, esplorare e riscoprire, per un centro che si allarga e cresce di pari passo con la crescita demografica, turistica e territoriale.

Nel centro di Porto San Giorgio, un “grande giardino urbano”.